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25 Dicembre 2007
Flavio Oreglio-Long sweet scoopA volte è un attimo… Ti svegli una mattina e capisci che tutto ti da fastidio. Non sopporti più nulla. Il vaso è colmo. Dovrei imparare a gustare il silenzio, a percepire il mio respiro… Lo yoga! Non ce la faccio. Ho bisogno di compagnia. Per non pensare… Poi un senso di sana ribellione: perché non riusciamo a vivere serenamente la nostra solitudine? Perché abbiamo paura dei nostri pensieri? Perché percepiamo il silenzio come “vuoto”? Mentre penso a queste puttanate esistenziali salgo in auto. Accendo la radio.
C’è un dj che tutte le mattine dai microfoni di Radio Consolazione mi invita a sopportare la giornata che sta per iniziare. Lui dice: “Ciao amico,anche oggi stai per andare al lavoro, stai per immergerti nel tuo solito tran tran e io sono qui per farti compagnia.” Io percepisco: “Ehi!Pirla! Anche oggi ti aspetta una giornata del cazzo degna della tua inutile vita.” Il dj prosegue: “c’è anche Struff con me! Saluta Struff!” Struff è un personaggio che tenta di fare il simpatico sparando cazzate con una voce stridula. Il suotormentone è “Mi fai un baffo”… divertente… non più nella pelle dal ridere. Possiede la verve esuberante di un gamberetto in salsa cocktail. Il dj imperversa: “Amico, non prendertela! Bisogna sorridere! E noi siamo qui per questo! Ascolta la nostra musica e tutto ti sembrerà migliore. “ Parte la canzone… e mi rendo conto che la giornata è veramente una giornata di merda. L’inutilità della musica che sto ascoltando è pari in magnitudine(unità di misura della luminosità stellare) solo al diametro esagerato verso cui tendono le mie palle. Cinque minuti di loop ritmico, cioè una breve sequenza di batteria che si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale, e si ripete uguale…:ossessionante! Cinque insignificanti minuti che mi fanno apprezzare come gradevole variante sonora il latrato di uno yorkshire lasciato solo in un’auto parcheggiata sul ciglio della strada.
Poi torna lui, il dj!... “Erano i Long Sweet Scoop che stanno spopolando negli Stati Uniti e che finalmente saranno in Italia nei prossimi giorni… era il loro ultimo singolo Love in the Sky, shit on the table. Tra me e me io penso: “Però, che bello! Finalmente i Long Sweet Scoop arrivano in Italia” … poi mi nasce spontanea una domanda: “Sì,ma chi cazzo sono i Long Sweet Scoop?” Non c’è risposta. I Long Sweet Scoop hanno già lasciato il posto alla Ten fogs band e alla splendida voce dei Transformer brothers on the beach, anch’essi in tour nella nostra penisola. Siamo veramente una colonia. Il rifugio peccatorum per qualsiasi coglione americano che decide di darsi alla musica… musica? Ma dove sono finiti i Simon & Garfunkel di Bridge on a trouble water?Che fine hanno fatto i Jethro Tull di Locomotive breath? I Genesis di The musical box? Gli Emerson Lake & Palmer di Lucky man? Quella era gente che sapeva cantare e suonare! Una volta non si poteva fingere di fare musica, o eri preparato o stavi a casa. Niente mezze misure, ma soprattutto niente mezze seghe! Fermo l’auto. La radio si spegne. Tutto tace. Mi godo un istante di silenzio. Come diceva sempre il mio amico Marino: “La musica è fatta anche di pause, soprattutto di pause.” È bastato un minuto e i Long sweet scoop sono ormai un lontano ricordo. Brutta cosa per gente che vuole segnare un’epoca. Entro in un bar per un caffè. Nel bar c’è la TV sintonizzata su un canale musicale. La sfortuna mi assiste. Stanno mandando in onda un video dei Long sweet scoop. La vj, una simpatica ragazzina tutto pepe e niente tette, ci rende edotti: “Sono quattro ragazzi di colore di Los Angeles, considerati i nuovi Beatles…” A proposito di luoghi comuni! Negli ultimi vent’anni ho già visto una trentina di gruppi considerati i “nuovi Beatles” . Morire se me ne ricordassi uno!... Decido però che mi voglio informare. Voglio capirci qualcosa. Provo a lasciarmi rapire dal video.
In primo piano un “ragazzo di colore”. (almeno così l’aveva definito la vj) che funge da front man. Gli altri tre sono trasparenti, inutili. Il front man ha in testa un cappellino rosso corredato di orecchie da Mickey Mouse e indossa un maglione largo con stampigliato davanti il Che Guevara. Il collo è nascosto da una sciarpa a pois, la faccia è guarnita da tre orecchini nel naso. Agita le braccia e continua a indicare con entrambe le mani prima me e poi la sua testa. Sono i momenti in cui comincio a pensare alla miniera e alla necessità di trovare qualcuno che vada a lavorarvi. E credo anche di aver individuato quel qualcuno. L’esagitato, con un gesto molto fine, si schiaccia le palle con la mano destra, fa una capriola e urla a bocca aperta contro la telecamera. Non canta, parla. È un “rapper”, mica un pirla qualsiasi! La miniera oscilla tra l’auspicio e la speranza. Il rap… Lo chiamano “word power” , cioè il potere della parola. C’è un piccolo problema, non so l’inglese e quindi non capisco una mazza di quello che sta dicendo. Quindi il word power va a fare in culo nel giro di tre secondi. Ma io mi chiedo: perché gli anglo-americani danno per scontato che si capisca quello che dicono? Io non ho pregiudizi, ma un minimo di intelligenza! Basterebbero dei sottotitoli! O forse (mi viene il dubbio) è meglio che non si capisca quello che il nuovo Beatle sta blaterando? Non c’è dubbio, la miniera è diventata l’unica opzione possibile. Torna la vj e spiega: “Sono quattro ragazzi di colore che ti buttano in faccia quello che pensano della vita e a modo loro, senza pudore né peli sulla lingua, ti esortano a cambiare il mondo.” E tu ci pensi. Cambiare il mondo? Interessante. Per il momento comincio col cambiare canale. Guardo il barista e gli chiedo: “Scusi, posso mettere sul sei?” Lui mi risponde: “No guardi, sto seguendo lo special sui Long sweet scoop… “ Lo guardo esterrefatto… Mi sento fuori luogo. Io non faccio più parte della specie che popola questo pianeta. È triste doverlo ammettere, ma è così. La rivoluzione del rock è finita, è iniziata la saga del rap. Anzi, la mezza saga. E pensare che credevamo di essere eterni, di essere noi quelli all’avanguardia… Woodstock,L’isola Wight… illusioni! L’esistenza è una ruota che gira… (ma d’altronde la ruota che cosa deve fare?) Esco dal bar. Sorrido. Sono contento di aver vissuto la mia adolescenza negli anni settanta.
[Tratto dal libro “Siamo una massa di ignoranti. Parliamone” di Flavio Oreglio”] P.S.: Ho deciso di trascrivere questo pezzo xk penso k esprima la società di oggi,quello che succede con quei dannati Tokio Hotel anche ora. E anche xk il 1° pezzo mi esprime alla grande! E poi è divertente,il mitico vekkio Flavio ^_^ Vai alla home di questo BLOG Segnala un abuso nel post | Amo1. manga e anime
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2 commenti
ciaoo ^^